Ecco un’altra favola della buonanotte. E come tutte le favole comincia così.

C’era una volta una Principessa delle Fate, molto impegnata a studiare piccoli dettagli piuttosto che le persone. Per esempio era molto più interessante osservare i giochi di luce del sole quando il vetro della finestra ne catturava i suoi raggi, piuttosto che il volto di mamma e papà. Qualcuno forse penserà che questa principessa era molto maleducata. Più spesso gli adulti che la circondano pensano quanto possa essere difficile gestire una bambina che non sa indicare di dover andare al bagno o  di aver fame. Troppo spesso additano la principessa delle fate come autistica. Ma cosa vorrà mai dire, questa parola dal suono così cupo e minaccioso?

C’era una volta una Principessa delle Fate. Un giorno incontrò una strana ragazza, chiamata Turchina. Turchina non era fatata come lei, ma sapeva entrare nel suo mondo. Sapeva portare l’attenzione della principessa su altre cose. Per esempio i giochi delle pentoline o la palla. Certo, c’era voluto del tempo perché la principessa trovasse interessanti quelle cose così comuni, così prive di attrattiva, come invece erano i dettagli degli oggetti o un movimento delle mani ripetuto. C’era voluto del tempo e una pazienza infinita, talvolta fatta di lacrime e frustrazione. Qualcuno forse penserà che Turchina usava la magia. La realtà è ben diversa.

Non esiste una cura magica per l’autismo.Non è un raffreddore che si cura o che passa con il tempo. Sono considerazioni dure da digerire, vero? Forse vi conviene smettere di leggere questa favola. State ancora leggendo? Allora lasciate che vi racconti il resto.

Non esiste la magia nella realtà dei bambini disabili. Non se per magia intendete la bacchetta magica di Harry Potter. No. Ma esiste qualcosa di molto, molto più potente. Esiste la volontà. Perchè con la volontà Turchina si scopre capace, ogni singolo giorno, di fare cose meravigliose. Un esempio? La volontà di Turchina l’ha posta di fronte al problema iniziale: prima di tutto la principessa deve guardarmi e guardare il resto del mondo, o non si accorgerà mai che ci sono cose divertenti da fare anche qui. Come rendere interessante qualcosa? Un film o un libro quando diventano per noi interessanti? Semplice. I colpi di scena!

Il colpo di scena nella nostra favola è questo. La principessa non voleva essere disturbata, neppure con il più lieve tocco sulla pelle. Turchina allora le tolse le scarpe tutte le volte che si vedevano, inseguendola sul tappeto per farle il solletico sotto i piedi. Inizialmente la principessa si lamentava indignata, poi iniziò a rendersi conto che il solletico era divertente. Improvvisamente un giorno Turchina le tolse le scarpe ma non le fece neppure il minimo solletichino. Niente. Come fare? Principessa voleva il solletico. Si avvicinò in attesa, ma Turchina non faceva niente. Proprio niente. Principessa doveva fare qualcosa, se voleva il solletico. Prese le mani di Turchina e se le mise sulla pancia, in attesa. La guardò negli occhi e non appena Turchina iniziò a muovere le dita, scoppiò in una sonora risata, felice.

Turchina pure rideva, ma di nascosto piangeva. Perchè era la prima volta che la principessa le prendeva le mani per chiederle di giocare con lei. Giocare proprio con lei.

Questa favola non risponde ancora alla domanda “Che cos’è l’autismo“. Ma è una favola a puntate. Se volete questa risposta sarete costretti a continuare a leggere la storia della Principessa delle Fate e di come ha imparato ad osservare il mondo degli altri esseri umani.

Per stasera è tutto. Buonanotte!

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