Rieccoci con la favola della buonanotte. C’era ancora una volta la Principessa delle Fate e il suo strano modo di vedere il mondo. Perché, badate bene, lei il mondo lo vedeva, ma non era poi così interessante. Eravamo rimasti al fatto che aveva iniziato a trovare interessante il solletico. Poi era stato il turno della palla, che si poteva sì osservare, ma anche far rotolare. Oh, ma guarda! Se la tiro a Turchina, lei me la rimanda!

Dopo il solletico, la palla e le bolle di sapone, era giunto il momento della vera prova difficile, Turchina lo sapeva bene. Questo è il punto della favola in cui di solito la protagonista entra nella Foresta Incantata. O meglio, nella Foresta Nera. Il momento in cui inizia la vera frustrazione di Turchina e di Principessa. Pensavate che la frustrazione fosse che Principessa non guardasse in faccia gli altri? Ebbene, non è così.

Principessa non aveva nessuna voglia di intraprendere il viaggio nella Foresta Nera. A lei stava bene stare nel suo prato a far rotolare la palla o a rincorrere Turchina per farsi fare il solletico. Invece Turchina la iniziò a trascinare, mano nella mano, verso il tavolino dei giochi difficili. Avete presente, no? Le perle per fare le collane, gli incastri di legno, i puzzle e poi… oh, i più terribili di tutti! Le pentoline per fare la pappa e le spazzole per giocare al parrucchiere! Sono giochi difficilissimi per la Principessa delle Fate perché richiedono  una cosa che lei non vuole dare. Richiedono il prestare attenzione alle mani e a movimenti ben precisi. A una sequenza chiara di azioni. E soprattutto richiedono di stare seduti al tavolino per un tempo lunghiiiiiiissimisssimoooo. Dopo cinque minuti nel cuore pulsante della Foresta Nera (tavolino), Principessa voleva già scappare.

C’è voluto un po’ di tempo perché Turchina le facesse capire quanto fossero in realtà divertenti gli incastri di legno, le perle delle collane e i chiodini. E quello fu solo l’inizio del viaggio travagliato dentro la Foresta Nera.

Ogni bambino ha i suoi tempi nel affrontare questo viaggio. Sapete quanto tempo ha impiegato la Principessa per riuscire finalmente ad arrivare al Castello della Comunicazione? Ci sono voluti quattro anni. Ebbene sì, quattro lunghi anni. Abbiamo imparato ad eseguire i giochi. Poi abbiamo imparato a giocarci. Abbiamo imparato ad esplorare i giochi del “fare finta”. Poi abbiamo iniziato a “fare finta”, ridendo pure dei panini finti che la Principessa mi preparava. Molto buoni. Se passate dalla Foresta, vi consiglio di farci un salto , è davvero un’ottima cuoca.

Qualcuno forse mi farà notare che magari è colpa di Turchina se la Principessa ci ha messo così tanto tempo. Che magari con un’altra terapista forse lei ci avrebbe impiegato di meno. Che magari quattro anni sono troppi, troppi davvero. E io vi darei pure ragione. Ma in questo momento, in questa favola della buonanotte, voglio solo sottolineare una cosa davvero importante. In questi quattro anni la mia Principessa ha imparato a fare tantissime cose e ogni nuova abilità era un pezzettino di puzzle per cominciare a vedere un disegno più chiaro, uno scalino per salire sempre più in alto, verso un’abilità ancora più difficile. Ma quello che ho imparato io, Turchina, da lei è qualcosa di ben più complicato.

Alla domanda “Che cos’è l’autismo?” posso ora iniziare a dare una risposta. L’autismo non è immutabile.

E con questo vi auguro ancora una volta la buonanotte. A presto!

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